E se LinkedIn fosse il Mago di Oz?

[Post cinefilo/polemico sulle evoluzioni, le stranezze ed i “personaggi” del più importante social network dedicato al mondo del lavoro].

Chi percorre da anni la strada di mattoni gialli di LinkedIn ha attraversato una serie di cambiamenti importanti per questo social, dai colori alle reaction, dalle “storie” alle modifiche dell’algoritmo,  Pulse ed i gruppi… Un paesaggio sconfinato di ricordi, e in mezzo a tutto questo avrà sicuramente aggiunto al proprio network professionale alcune delle figure che presento di seguito.

[Una nota veloce prima di levarci in volo e salutare il Kansas: dato che i personaggi della storia hanno una identità definita, ho deciso per praticità di mantenerla. Non volevo scrivere tutte le volte “gli/le”, ma non intendo certo mancare di rispetto a qualcuno/a. Vi chiedo di  essere più tolleranti di Miss Gulch, ci vuole poco alla fine]

I Leoni Fifoni: questi utenti vogliono partecipare alla grande conversazione, ma nel dubbio di “cosa” scegliere approvano e commentano solo contenuti super-positivi, meglio se già ampiamente graditi da altri prima di loro. Quattro “consiglia” e due “complimenti molto bello” al giorno ed il personal branding non è più un problema. Ogni tanto sbagliano a mettere il “like”, principalmente perché non hanno approfondito molto il contenuto, ma pazienza: “è il concetto che conta”.

Gli Spaventapasseri: attivissimi, forse pure troppo. C’è da scegliere il logo di una misteriosa società di Dubai? Loro commentano col numero . Parte un sondaggio basato sulle reaction? Sono i primi a rispondere. Se cercano lavoro saltano sul primo profilo celebre che trovano, perché “io ho 50000 contatti e forse uno di loro sta cercando te” gli sembra una scommessa sicura. Orfani inconsolabili del “solve this if u r  genius” ogni tanto sbandano paurosamente e pubblicano contenuti ancor più stile Facebook di così. Sì, anche non voler vedere una differenza fra Facebook e LinkedIn è molto Spaventapasseri.

Gli Omini di Latta: vere e proprie macchine da social, hanno sempre un contenuto a tema, leggero e “uplifting” come prescrivono le strategie delle Streghe del Nord. Non perdono un colpo, macinano interazioni, mettono il link nel primo commento e imperversano nelle bacheche muovendosi in squadre organizzate  legate dal sacro vincolo “io condivido te se tu condividi me”. Peccato solo che a volte manchi il cuore, o più concretamente il contenuto: cosine leggere, su cui è difficile essere in disaccordo, molto gradevoli graficamente e che si dimenticano subito dopo averle lette. Ma che fanno un sacco di condivisioni.

Le Dorothy: casi disperati, a questa tipologia un brutto giorno hanno detto che “Content is King” e loro ci hanno creduto. Pubblicano contenuti di spessore e rilievo (secondo loro) che spesso producono nel corso di week end e notti insonni (e che quindi saranno invariabilmente troppo lunghi, che con più di mille parole  un Omino di Latta ha materiale per almeno un mese), trascorse sognando la gloria delle centinaia di interazioni che puntualmente non arriveranno perché comunque non hanno messo il link nel primo commento e graficamente il post fa schifo.

I Toto: non partecipano molto alla conversazione, ma hanno di solito qualche Dorothy a cui sono affezionati perché in contatto anche nella “vita vera” e a cui regalano un paio di “Bravo!” all’anno. Attenzione perché se provocati a volte reagiscono mordendo… almeno, se quel giorno si connettono e leggono la provocazione. Altrimenti restano nel cestino fino alla prossima volta.

Le Malvagie Streghe Dell’Est (o dell’Ovest, fate voi): più che malvagie, sono arrabbiate con le aziende che non assumono secondo i parametri che vorrebbero loro, con i recruiter inetti, con lo Stato e più in generale con la Vita. Guai ad azzardarsi a scrivere qualcosa che non approvano perché commenteranno con brevi post dalla pesantezza unica, con tanti cari saluti alla reputazione digitale. Inutile cercare di parlare, capire, mediare con loro perché dopo la sfuriata non vi degneranno più di nessuna considerazione, forse impegnate a lamentarsi in altri post: l’unica cosa che le porterà ad interagire di nuovo sarà incontrare una seconda Malvagia Strega di opinione contraria alla loro. Allora potete pure prendere i popcorn, ma attenzione perché voleranno le MAIUSCOLE.

Le Buone Streghe del Nord: Buone sì, ma non completamente disinteressate, queste figure rappresentano il punto più alto dell’evoluzione social. Possono scrivere veramente qualsiasi cosa, ed una legione compatta di Leoni Fifoni e Spaventapasseri provvederà a rilanciare all’infinito. Anzi, contrariamente a quanto si creda più leggero è il contenuto e più lontano arriverà. Si dice che siano Omini di Latta che ce l’hanno fatta e che ormai vivono stabilmente nel Paradiso di LinkedIn, da cui ogni tanto si affacciano per pubblicizzare il loro prossimo corso a tema “Diventa anche tu una buona strega del nord con l’intelligenza artificiale”o altro argomento di moda. Va detto che qualcuna è brava davvero.

E del Grande e Potente LinkedIn/Oz cosa possiamo dire? Che le modifiche alla visibilità somiglino sempre più ad un gioco di specchi utile principalmente per premiare chi già conosce le regole mi sembra superfluo sottolinearlo, se non per ribadire che un alto volume di condivisioni non per forza sarà sempre equivalente ad un contenuto di spessore… Ma questo il Grande Oz lo sa benissimo, e se la direzione si mantiene costante possiamo solo sperare che le intenzioni di fondo rimangano buone, anche se a volte la “magia” non funziona sempre come dovrebbe.

Al termine di questa lettera d’amore semiseria (perché si intuiva l’affetto di fondo, vero?) per quello che è comunque uno spazio di confronto e conoscenza professionale importantissimo spero non vi aspetterete da parte mia  un richiamo ai “bei vecchi tempi, quando lo usavamo in pochi…” perché l’ho sempre trovata una discreta scemenza: tanto per dirne una, sfido chiunque abbia letto fin qui a non essersi riconosciuto in almeno un paio dei comportamenti poco virtuosi citati nella mia simpatica lista. E non credo nemmeno sarà sufficiente sbattere tre volte i tacchi delle nostre scarpe per superare ogni problema.  

Ma vorrei  comunque concludere con un invito per tutti, un invito non soltanto ad “esserci” ma a contribuire in qualche modo a questo spazio comune: difficile eliminare le componenti di egocentrismo e di spinta commerciale, che rappresentano comunque un bel motore per lo strumento stesso, ma pensare anche in ottica di condivisione potrebbe aiutare ad appassionarci nuovamente a questo strumento che nel tempo ci ha davvero dato tanto, compresa la non trascurabile libertà di scrivere un post in cui si prendono bonariamente in giro manie e fissazioni di buona parte dei suoi utenti.

In fondo, come nel mondo di Oz, anche i personaggi che sembrano pieni di difetti sorprendono a volte dimostrandosi ricchi di qualità… 

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