Anche Online si può fare Formazione! (sì, la maiuscola è voluta…)

Come a molti altri colleghi formatori anche a me manca l’aula in presenza, con tutte le sue specifiche e le sue piccole ritualità. Eppure non credo di essere il solo che, costretto alla formazione unicamente online, abbia ormai fatto una serie di valutazioni positive sullo strumento.

In presenza è un’altra cosa…

E’ vero, la distanza fisica rende più difficile il coinvolgimento dei partecipanti. E’ per questo motivo che a mio parere il formatore deve più che mai approcciare l’aula in modo assolutamente paritario, mettendo subito bene in chiaro che per la buona riuscita della docenza c’è bisogno del coinvolgimento di tutti, a partire dal tenere “aperti” i normali canali di comunicazione audio e video. Sì, lo so che con molte persone presenti statisticamente qualcuno avrà dei problemi, (la mia coppia preferita è composta da “quello che dai rumori di sottofondo vive evidentemente dentro un edificio in costruzione” abbinato a “quello che al minimo fruscio sbotta di non riuscire a sentire niente”) ma è fondamentale mettere tutti in condizione di partecipare più attivamente possibile. Inutile idealizzare il “magico potere della presenza” per il formatore, che comunque non ha mai risolto tutto: anche nelle aule classiche qualcuno arrivava ben determinato a farsi i fatti propri per tutta la durata del corso, indipendentemente dall’approccio del docente. Anche online possiamo ritrovare queste tipologie, ma almeno li riconosceremo subito: sono quelli che si connettono sdraiati sul divano, con tanto di tv in sottofondo.

Che ne dite, smettiamo di piangerci addosso?

Sì, va bene, in aula era tutto più bello. Anche perché non c’erano divani, e almeno la presenza fisica era garantita.

Ma non staremo forse idealizzando troppo quello che al momento non possiamo avere?

Uno stile eccessivamente impostato e frontale da parte del formatore è dannoso tanto in presenza quanto a distanza, e la chiara mancanza di interesse per una reale partecipazione dell’aula è sempre un segnale pericoloso. Ricordiamoci che il partecipante “sul divano” non chiede di meglio che lunghi e noiosi monologhi piuttosto raffazzonati, e ne approfitterà per spegnere serenamente anche la webcam. Coinvolgere non significa chiedere “avete domande?” ogni mezz’ora, significa per prima cosa “rompere”… le aspettative di una partecipazione troppo spesso passiva. Fondamentale dedicare tempo in fase iniziale, oltre che ad entrare in sintonia con l’aula, anche a trasmettere l’essenziale messaggio della co-creazione: ora più che mai, il progetto della docenza va adattato e modificato in corsa sulla base della risposta dei partecipanti. Le tematiche da affrontare potranno essere rimaste le stesse, ma la modalità sicuramente no: le pause “riflessive”, le esercitazioni in singolo che durino più di un paio di minuti, il lavoro in sottogruppi proposto senza obiettivi chiari e non adeguatamente analizzato. Magari state pensando che queste modalità non sono il massimo nemmeno in presenza (giustissimo), ma ora più che mai o riusciamo a dare un ritmo ben sostenuto ed estremamente coinvolgente al nostro intervento oppure al minimo segno di incertezza (anche tecnologica: se non siete sicuri che l’audio del filmato funzioni, provatelo prima!) il vostro corsista medio si distrae e apre Facebook.

No, non parlo nuovamente di quello “del divano”: lui ha già abbandonato da tempo e sta facendosi un caffè in cucina.

Si può fare ottima formazione online, a questo punto è necessario dirlo anche in vista del futuro: sia quello molto prossimo, dove probabilmente niente cambierà, sia quello si spera poco più remoto dove potremo tornare anche in aula. Ma nemmeno allora potremo utilizzare gli stessi parametri e modalità di “prima”: perché non si senta il peso del cambiamento, dobbiamo cambiare tutto.

Le potenzialità sono virtualmente infinite, e nessun formatore che si rispetti manca di creatività. Ma dovremo riuscire per prima cosa a smettere di misurare tutto con i parametri della formazione in presenza. 

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