Nuovo anno? Tempo di buoni propositi… comunicativi!

Solitamente i “buoni propositi” per il nuovo anno sono destinati ad una vita difficile: un conto è farsi una solenne promessa allo scoccare della mezzanotte del 31 Dicembre, ed un altro è portarla avanti per ben 365 giorni…

Ma quelli di cui vorrei parlare non sono “buoni propositi” generici, del tipo “tutti i giorni dopo Il lavoro andrò a correre almeno mezz’ora” * ma di buoni propositi comunicativi. E intendo comunicazione “faccia a faccia”… in questo caso, lasciate stare lo smartphone che i social non c’entrano!

Al termine di ogni mia aula, specialmente se abbiamo affrontato tematiche abbastanza generali in ambito comunicativo, chiedo ai partecipanti “cosa volete cominciare a fare di diverso da domani”. Apprezzo sempre quando a questa domanda segue un silenzio un po’ imbarazzato: è il segnale che la domanda è stata effettivamente recepita e compresa per quello che è, ovvero un forte invito a fare il passo necessario per spostarsi dalla rassicurante teoria alla più incerta pratica.

“Sono tutti concetti validissimi, ma è più facile studiarli che applicarli…”

“Ci posso provare per un po’, ma tanto so che alla lunga non riesco…”

“Ti farei venire volentieri a parlare con i “miei” in azienda, così poi mi dici…”

Sono tutte obiezioni tipiche, sentite davvero tante volte .

Il mio obiettivo è quello che una volta terminato il corso i partecipanti portino avanti un cambiamento, e senza modificare qualcosa non potrà cambiare mai niente a prescindere dal percorso frequentato.

Ma nessuno ha detto che sia necessario cambiare “tutto insieme”.

Molto meglio prendere un singolo aspetto del proprio modo di comunicare e relazionarsi e agire per cambiarlo nella direzione voluta, senza preconcetti ma anche senza aspettarsi miracoli improvvisi.

L’esito più probabile di questo piccolo cambiamento portato avanti con costanza è che “qualcosa” di positivo effettivamente succederà: relazioni problematiche diventeranno un poco più distese, comunicazioni “difficili” potranno essere portate avanti con un minore carico emotivo, la persona con cui non si riusciva a trovare un punto di incontro si dimostrerà un poco più disponibile nei nostri confronti.

Non è una soluzione. E’ un inizio.

Ed è a questo punto, appoggiandosi sul nuovo “scalino” comunicativo e relazionale, che si potrà andare a programmare il cambiamento successivo… per gradi, in maniera coerente, e nel pieno rispetto della relazione con l’altro. Trasformando così poco a poco la teoria in pratica, e la pratica in strumenti ben collaudati.

E’ in campo comunicativo che sono a chiedervi un impegno, assegnandovi un buon proposito per il nuovo anno: quale “piccolo” elemento volete modificare in modo che sia funzionale ad un grande obiettivo di relazione?

Se vi va, scrivetelo nei commenti… e ricordate sempre che come per ogni buon proposito, scegliere a cosa dedicarsi è soltanto l’inizio!

Ps: Il mio buon proposito comunicativo per il 2021? Sicuramente influenzato dal corso di #coaching che sto seguendo, mi sono ripromesso di fare soltanto domande che mi servano per conoscere ed approfondire… invece che per confermare quanto penso di aver già capito. Sicuramente sfidante come proposito, ma anche per me ci sono a disposizione 353 giorni per fare tanta pratica!

*Non che si tratti di un cattivo proposito, anzi! Anche questo, per chiarezza, è ripreso dalla mia lista…

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