Come sarà la Fase 2 della formazione?

Ad oggi sembra confermato che gran parte delle aziende riprenderanno l’attività entro il 4 maggio prossimo. Ma cosa succederà alla formazione?

Professionalmente, per me il periodo della quarantena ha significato confrontarsi con tre differenti tipologie di risposte da parte dei clienti: chi ha eliminato del tutto dai propri piani la formazione già pianificata in agenda, chi l’ha rimandata indefinitamente “a quando la situazione sarà migliore” e chi ha chiesto di poter trovare una soluzione per realizzare comunque l’intervento.

Gli spostamenti fra regioni diverse saranno vietati ancora per qualche tempo, i movimenti anche all’interno della stessa azienda sono da limitare al massimo mentre le riunioni sono “fortemente sconsigliate” e da tenere soltanto per piccoli numeri di partecipanti, posto di riuscire ad attrezzare un luogo che garantisca adeguato distanziamento e  le necessarie procedure di sanificazione degli ambienti. Andando a sommare tutto questo, credo che prima di poter tornare a fare formazione in aula ci vorrà davvero del tempo. Per non parlare di attività tipicamente numerose e “complesse” come i team building.

La risposta naturale diventa quindi la formazione online, andando ad adattare o in molti casi riprogettare da zero quelle che erano le modalità previste in origine, pur tenendo fermi contenuti ed obiettivi. Oltre ad erogare alcuni corsi, in questo periodo ho dedicato parte del mio tempo da “formatore in quarantena”  a frequentare una serie di webinar realizzati da molte realtà differenti. Con l’esperienza acquisita in questo modo mi sento adesso di fare qualche considerazione su quella che necessariamente sarà la “Fase 2” per la formazione…

Fare formazione a distanza si può. Ma attenzione a cosa chiamiamo “formazione”.

Cominciamo con una distinzione necessaria: in questo periodo ho visto etichettare come “formazione” molte iniziative, ma di base ogni “webinar formativo gratuito” si rivela principalmente un lungo spot pubblicitario. Titoli accattivanti si abbinano poi a contenuti molto leggeri ed introduttivi, ed il numero “aperto” di partecipanti non aiuta di certo: l’interazione è limitata alla risposta a qualcuna delle domande scritte in chat al termine dell’intervento, ed alla fine il formatore ha dialogato soltanto con la sua webcam per tutto il tempo. Manca totalmente l’apporto del gruppo dei partecipanti, e non può essere diversamente dato che in realtà ci stiamo confrontando con una serie di singoli soggetti. Certo, si tratta di interventi promozionali e lo scopo è unicamente quello di dare un assaggio di come sarà il corso, ma a mio parere non ci riescono granché: se l’obiettivo è quello di far conoscere lo stile del formatore, allora sarebbe forse stata più efficace una “pillola” registrata di 15 minuti da fruire in maniera completamente libera, rinunciando ad un elemento di interazione che di fatto è stato soltanto promesso.

Diverso il discorso per attività su numeri molto limitati e con obiettivi chiari, quindi un vero e proprio corso. Ma a quel punto diventa fondamentale il fattore tempo.

Troppo, e troppo poco contemporaneamente.  

Partiamo da una considerazione banale: trasformare una giornata d’aula in 8 ore di formazione a distanza è impossibile, e molto probabilmente dannoso. I tempi di attenzione dei corsisti sono limitati, e sicuramente anche il formatore, privato della normale interazione, perde abbastanza rapidamente di efficacia.

Quindi, incontri più brevi.

Dall’altro lato però i contenuti da trasmettere possono essere “compressi” solo fino ad un certo punto, anche perché la scarsità del feedback proveniente dal gruppo costringe ad affrontare con maggiore lentezza determinati passaggi. Questo elemento è importante nel momento in cui si vada a trasmettere un contenuto teorico, ma diventa fondamentale se stiamo svolgendo una attività di gruppo: la spiegazione delle “regole del gioco”, la realizzazione ed il successivo de briefing dovranno essere svolti con molta cautela, facendo attenzione a non “dimenticare” nessun partecipante e andando a stimolare direttamente la partecipazione quando questa sembra diminuire.

Quindi, un contenuto sicuramente più impegnativo.

Questi due elementi, semplicemente, non stanno insieme. Unica possibile soluzione cercare di mantenere alta la partecipazione con ogni “trucco” possibile: personalmente mi sono trovato ad utilizzare “in diretta” non solo la chat di gruppo per rispondere alle domande o per integrare alcune osservazioni, ma anche a sfruttare la funzione “sondaggio” proposta da molte piattaforme per lanciare piccoli quiz a tutto il gruppo, elemento utile sia per attivare i partecipanti che per notare “trasversalmente” chi appaia più distaccato e procedere velocemente a coinvolgerlo, magari con una domanda diretta. In questo ultimo caso, che sicuramente risulterebbe d’impatto in un’aula fisica, ho trovato di grande supporto l’ironia: saputa utilizzare al momento giusto smorzerà i toni di quello che potrebbe essere percepito anche come un rimprovero, recuperando l’attenzione.

Attenzione che comunque sarebbe stato meglio non far perdere fin dall’inizio. Sicuramente conoscete la “regola dei 18 minuti”, che chiede in ogni intervento formativo di cambiare tono, lanciare una attività o far partire una discussione al massimo ogni 18 minuti.

Trasformiamola adesso nella “regola dei 3 minuti”, e  sicuramente non stiamo esagerando.

Forse non ci fa piacere, ma non cambia niente.

Da formatore, il contatto con i partecipanti mi manca moltissimo e non credo che il passaggio alla formazione online sarà così lineare ed indolore come qualcuno sostiene. Sono però consapevole anche di come per un bel po’ di tempo dovrò scordarmi di poter entrare in aula, mentre rimane necessario riuscire a fornire vera formazione per rispondere alle nuove necessità delle persone in azienda… ed anche alle vecchie problematiche, che sicuramente non saranno magicamente scomparse.

Mi rivolgo idealmente quindi a tutti i “colleghi” formatori: ora è davvero un buon momento per far pratica sul campo di gestione del cambiamento, e se volete vi chiedo di commentare questo post condividendo le vostre considerazioni e i vostri suggerimenti sulla “nostra Fase 2”, coinvolgendo altri se pensate possano essere interessati.

Mi raccomando solo elementi propositivi, che di lamentele sulla falsariga “non si può fare” abbiamo già fatto il pieno!

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